Linea77, Facciosnao, Fiat Ducato

LINEA 77 Interview

Domanda di rito..ciao ragazzi come state?
Benone, aspettiamo la primavera.

Pink Boutique vi dice qualcosa?

Altrochè, e anzi, scatta subito un pò di malinconia. La prima vera collaborazione con Poldo e Erika di Facciosnao. Tutto è partito come al solito con un: “Ho un idea, a sto giro diventiamo ricchi”.. una boutique di minchiate! La svolta! Tutto è finito poi 2 settimane dopo.. perchè la vita ti risucchia, e ti fà prendere delle strade sbagliate, sempre. Ogni tanto capita però che queste strade ti portino da qualche parte, a volte no. Quella volta no. Però avevamo dato il rosa ai muri, e avevamo anche fatto i flyer.. fighissimi, li conservo ancora.

Avete conosciuto ai Docks Dora di Torino Facciosnao? Vogliamo i dettagli!
Beh, c’è poco da dire. Io ero un pischello che voleva spaccare il mondo. Un giorno mi sono presentato in negozio da Poldo, ai Docks Dora, e gli ho chiesto se potevo appendere un manifesto del mio gruppo, i Linea77, che ancora non erano praticamente nessuno. Ero cosi spavaldo che Poldo mi ha subito preso sotto la sua ala. Un sacco di risate, ma proprio tante. Da li a poco ho cominciato ad andare spesso in negozio e forse ci ho anche lavorato per un pò, non ricordo bene. Ricordo però che c’era fermento, la conoscenza con Poldo e Erika è stata per me una grande spinta verso la strada che ho poi intrapreso.. ovvero quella del “faccio qualsiasi cosa che mi passa per la testa e prima o poi svolterò”.. in realtà è ancora cosi adesso! Quasi 15 anni dopo!

Voi che di Torino siete stati e siete un’icona…cosa pensate dei cambiamenti di questa città in relazione al fermento musicale torinese? qual è la definizione di “torinesità”?
Oddio, io non lo sò cos’è la torinesità, sono di Venaria, anche se oramai vivo a Torino, anzi, in Vanchiglia, ma il cuore è sempre li a Venaria, dove sono nato, e dove sono nati i Linea77. E’ vero però che ho visto questa città cambiare negli anni, e anche soprattutto, ho visto cambiare la considerazione che il resto d’Italia aveva di questa città, e tutto ciò mi rende molto orgoglioso. E’ innegabile che questa città abbia qualcosa di speciale, lo si può sentire nell’aria, ma è qualcosa di veramente indescrivibile, sono anni che in tanti provano a ‘spiegare’ Torino, dai musicisti, agli scrittori, ai poeti, ma è difficile da ‘spiegare’, è più facile perdersi in lei e lasciarsi trasportare dai suoi ritmi.
La scena musicale torinese è sempre incinta di nuove creature.. da sempre ormai, dagli anni 80 fino adesso non si è mai fermata di produrre realtà interessanti, però credo anche che per chi non è di Torino sia difficile capire certe cose della musica torinese. C’è un modo di scrivere testi che accomuna tanti artisti torinesi, ed è una ricerca continua e logorante della parola giusta, dell’immagine giusta, del giusto connubio di poesia e quotidianità. Molto spesso ho fatto sentire cose di artisti torinesi ad amici bolognesi, milanesi o romani, e anche se apprezzano, non riescono a percepire davvero il significato di certi passaggi dei testi. Frasi che in me generano brividi nella schiena a loro passano inosservate, e questo non sò perchè succede, ma succede, molto spesso.

Che ricordo avete di Rock the Spot, freddo a parte?
Beh, a parte il freddo, che in realtà è il ricordo più vivido di quella giornata, ricordo un evento davvero meraviglioso. Una roba grossa, fatta da paura, che non ha nulla da invidiare alle manifestazioni/festival europei o americani. Tanto attenta allo sport quanto alla musica, davvero ‘speciale’.. ed è stato un onore per noi poter partecipare alla prima edizione.

Il concerto più bello e quello più brutto?
Il concerto più bello è stato quello di supporto ai Rage Against The Machine allo stadio Braglia di Modena. Brividi continui per tutta la giornata, prima, durante e dopo lo show. Vedere Tom Morello che si guarda il nostro concerto da dietro i nostri amplificatori è stata la coronazione di uno dei sogni di adolescente che ancora portavamo dentro di noi. I concerti brutti non esistono. Il più particolare è stato a Berlino però, abbiamo suonato in un teatro fantastico di almeno 1000 posti, peccato però che i paganti erano 2. Uno se n’è andato subito dopo essere entrato, uno invece è rimasto.. l’abbiamo fatto salire sul palco con noi e abbiamo suonato il concerto tutto per lui, con chiacchiere e birrette tra un pezzo e l’altro. Meraviglioso.

Siete cresciuti in un periodo in cui la musica aveva molto da dire, è ancora così?
Certo, è ancora cosi, ma bisogna scavare, cercare. Se stai fermo e aspetti che la musica bella ti piova addosso stai fresco. Le radio e le tv passano quello che gli dicono di passare le multinazionali. La musica con la M maiuscola la trovi in rete adesso.

Visto che tutti vi hanno chiesto il perché del nome noi vi chiediamo: quando vedremo i 77 sbarrato? Scherzi a parte…il futuro dei Linea 77?
Ahahahah, “LINEA 77 sbarrato” abbiamo deciso che sarà il nome che adotteremo per la nostra reunion una volta che ci saremo sciolti. Nel 2050 spero, per il resto cito un genio della musica italiana, Max Gazzè.. “il futuro è toccare mangiare tossire ammalarsi d’amore”.